Il camoscio di fronte ai cambiamenti climatici: adattamento o estinzione
I cambiamenti climatici esercitano una pressione crescente sui camosci delle Alpi. Gli animali devono adattarsi all'aumento delle temperature e alla diminuzione della neve.
Dall'ultima era glaciale, i camosci hanno colonizzato quote sempre più elevate.
Lo dimostra uno studio dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, in cui i ricercatori hanno combinato le informazioni genetiche degli animali con modelli informatici. Le simulazioni che ne sono scaturite potrebbero in futuro mostrare anche come gli animali reagiranno al progressivo riscaldamento climatico.
I camosci sono presenti oggi in Svizzera nel Giura, in alcune zone dell'Altipiano e soprattutto nella regione alpina. Ma non è sempre stato così: 20’000 anni fa, durante l'ultima era glaciale, le Alpi erano completamente ricoperte dai ghiacciai. All'epoca i camosci vivevano in aree con pendii ripidi a nord e a sud di questa massa di ghiaccio.
Come l'habitat degli animali si sia spostato da allora fino ad oggi e quali fattori abbiano giocato un ruolo in questo processo è stato ora studiato dallo scienziato ambientale Flurin Leugger nella sua tesi di master presso la WSL . Attraverso analisi genetiche e simulazioni al computer, ha ricostruito quali fattori abbiano posto dei limiti ai camosci lungo le loro vie di espansione. Con questo metodo, la ricerca potrà in futuro anche guardare avanti – e prevedere, ad esempio, come gli animali potrebbero reagire al riscaldamento climatico attuale.
Uno sguardo nei geni del camoscio
Inizialmente Leugger, insieme a ricercatori delle Università Grenoble Alpes e Savoie Mont Blanc (Francia), ha studiato quanto le diverse popolazioni di camoscio nella regione alpina siano geneticamente imparentate tra loro. A tal fine, i ricercatori hanno utilizzato campioni di sangue o ciuffi di pelo raccolti da varie amministrazioni venatorie, parchi naturali e ONG. In totale, i ricercatori hanno analizzato il patrimonio genetico di 449 camosci provenienti da Francia, Austria, Italia, Slovenia, Croazia e Svizzera.
È emerso così che la popolazione alpina di camoscio è composta da due gruppi genetici principali. Un gruppo vive nelle Alpi occidentali fino alla valle del Rodano in Vallese, l'altro a est della valle del Rodano.

Dall'era glaciale a oggi
In una seconda fase, Leugger ha ricostruito, a partire dall'attuale distribuzione dei camosci e da dati climatici e topografici, le caratteristiche dell'habitat ideale per il camoscio. «Soprattutto la pendenza dei versanti, la temperatura e le precipitazioni influenzano il benessere dei camosci», afferma Leugger. Con queste caratteristiche il ricercatore ha addestrato diversi modelli di machine learning, che ha poi applicato alle condizioni climatiche di 20’000 anni fa. Ne è risultata una mappa dettagliata della possibile distribuzione dei camosci alla fine dell'ultima era glaciale.
In una fase conclusiva, Leugger ha simulato, sulla base delle mutevoli condizioni climatiche, la distribuzione delle popolazioni di camosci nel corso dei successivi 20’000 anni fino a oggi. Le simulazioni hanno così mostrato come i camosci abbiano colonizzato progressivamente lo spazio alpino con l'aumento del riscaldamento e il ritiro dei ghiacciai. Il ricercatore ha variato alcuni parametri delle simulazioni, come la velocità media di migrazione dei camosci, oppure ha introdotto ostacoli geografici artificiali. Il risultato di ogni simulazione è stato confrontato con l'attuale distribuzione genetica degli animali. In questo modo Leugger ha compreso sempre meglio quali fattori influenzano la diffusione delle popolazioni di camosci.
Il futuro dei camosci
Uno dei risultati: i camosci migrano solo su brevi distanze, trascorrendo per lo più la vita in prossimità del luogo di nascita. Esistono inoltre barriere geografiche che gli animali non varcano – soprattutto grandi fiumi e ampie valli pianeggianti. «I camosci sembrano evitare i fondovalle pianeggianti, dove erano esposti ai loro predatori come il lupo e la lince», spiega Leugger. È probabilmente per questo che si diffondono rarissimamente al di là di questi confini geografici.
Queste conoscenze possono ora essere utilizzate per studiare gli sviluppi futuri. Analogamente a quanto fatto con il clima dell'era glaciale, i modelli di Leugger possono essere applicati anche a previsioni di dati climatici – e potrebbero così mostrare, in lavori successivi, come i camosci reagiranno al crescente riscaldamento climatico. «In questo modo si potrebbero in futuro identificare le popolazioni particolarmente isolate e quindi vulnerabili, che andrebbero cacciate con maggiore cautela», afferma il ricercatore ambientale. I suoi partner di cooperazione stanno inoltre lavorando per affinare il modello, al fine di esaminare anche le influenze su scala più ridotta. Ciò consentirà persino di prevedere se e come nuove costruzioni – come le strade – possano influire sui camosci.
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