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Formazione

Anche i delfini possono ammalarsi di Alzheimer

Redazione Wild beim Wild — 28 dicembre 2022

Il morbo di Alzheimer è un comune disturbo neurodegenerativo che colpisce principalmente le persone anziane e provoca perdita di memoria, confusione e smemoratezza.

Primi segni di Alzheimer nei cetacei odontoceti

Un nuovo studio pubblicato sull'European Journal of Neuroscience ha tuttavia trovato indizi del fatto che anche altre specie animali possono soffrire di questa debilitante malattia. Attraverso esami post mortem su 22 cetacei odontoceti, gli esperti hanno scoperto nei cervelli di tre specie di delfini arenatisi sulle coste scozzesi segni del morbo di Alzheimer.

I ricercatori hanno esaminato esemplari di cinque specie: delfini di Risso, globicefali atlantici, delfini dal muso bianco, focene e grandi tursiopi. «Abbiamo esaminato i cervelli interi per creare profili delle lesioni contenenti ulteriori marcatori del morbo di Alzheimer», ha dichiarato l'autore principale dello studio, Mark P. Dagleish, esperto di anatomia patologica presso l'Università di Glasgow.

Fosfo-tau e placche di beta-amiloide nei delfini

L'analisi ha rivelato che tre delfini anziani – un globicefalo atlantico, un delfino dal muso bianco e un grande tursiope – presentavano lesioni cerebrali associate al morbo di Alzheimer nell'essere umano. Più precisamente, questi animali sembravano aver accumulato fosfo-tau e cellule gliali e aver formato placche di beta-amiloide, ovvero l'aggregazione di una proteina presente nei cervelli delle persone affette da questa malattia.

Secondo Dagleish, questi risultati costituiscono «la prima prova che gli animali sviluppano spontaneamente le lesioni associate al morbo di Alzheimer», che la scienza riteneva potessero svilupparsi solo negli esseri umani. La simile neuropatologia riscontrata nei delfini anziani e nelle persone affette da Alzheimer suggerisce che anche questi mammiferi marini siano suscettibili alla malattia, tuttavia una diagnosi definitiva potrebbe essere formulata solo qualora venissero accertati anche evidenti deficit cognitivi.

Teoria del «capo malato»

«La presenza simultanea di placche amiloide-beta e di patologia tau iperfosforilata nei cervelli degli odontoceti dimostra che queste tre specie sviluppano spontaneamente una neuropatologia simile all'AD. Il significato di questa patologia per la salute e, in ultima analisi, per la morte degli animali non è ancora stato chiarito. Potrebbe tuttavia contribuire alle cause degli inspiegabili spiaggiamenti in alcune specie di odontoceti e supporta la teoria del «capo malato», secondo cui esemplari sani di uno stesso gruppo si spiaggiamo a causa del forte legame sociale», concludono le autrici e gli autori.

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