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Formazione

Studio dimostra: branchi di lupi stabili uccidono meno

Uno studio che avrebbe dovuto avere conseguenze politiche da tempo fa nuovamente notizia – questa volta sulla stampa italiana. Imbert et al. (2016), pubblicato sulla prestigiosa rivista Biological Conservation, ha dimostrato chiaramente per il Nord Italia: lupi solitari in dispersione e gruppi instabili causano molti più attacchi al bestiame rispetto a branchi stanziali e socialmente stabili. Dieci anni dopo, Germania, Austria e Svizzera puntano ancora sugli abbattimenti, nonostante la scienza raccomandi il contrario.

Redazione Wild beim Wild — 23 febbraio 2026

Lo studio ha esaminato nel Nord Italia per diversi anni quali fattori influenzano il comportamento alimentare dei lupi e quando i lupi si rivolgono al bestiame.

Il risultato fu inequivocabile: lupi in dispersione, cioè senza branco fisso e senza territorio familiare, attaccavano molto più frequentemente pecore e bovini rispetto ad animali con strutture di branco consolidate. Branchi stanziali cacciavano preferibilmente fauna selvatica, conoscevano il loro territorio ed evitavano generalmente aree agricole coltivate.

Questa conoscenza è stata confermata più volte nelle ricerche successive. Uno studio dalla Danimarca e dallo Schleswig-Holstein (Mayer et al., 2022) ha mostrato che i dispersi in aree agricole con bassa densità di fauna selvatica causavano la maggior parte di tutte le predazioni di bestiame, mentre i membri del branco in aree protette causavano significativamente meno danni.

Gli abbattimenti destabilizzano proprio quelle strutture che proteggono

Questa è l'ironia decisiva dell'attuale politica sui lupi: chi abbatte un animale dominante o preleva parzialmente un branco, distrugge proprio quella stabilità sociale che previene le predazioni di bestiame. I membri del branco rimasti si disperdono, perdono il loro legame territoriale e diventano quei singoli opportunisti contro cui Imbert et al. avevano già messo in guardia nel 2016.

Uno studio dal Montana, Wyoming e Idaho (Wielgus & Peebles, 2014) ha mostrato ancora più chiaramente: il numero delle predazioni di bestiame generalmente aumentava l'anno successivo agli abbattimenti di lupi, non diminuiva. Solo con un tasso di prelievo superiore al 25 percento della popolazione i danni diminuivano, un tasso biologicamente non sostenibile che porta inevitabilmente alla destabilizzazione dell'intera popolazione.

Ma la politica continua a sparare

In Svizzera, nella fase di regolazione 2025/26 sono stati uccisi complessivamente 89 lupi, tra cui secondo le organizzazioni di protezione numerosi animali di branchi socialmente funzionanti senza documentata prova di danno. Nonostante ciò il numero dei branchi è salito a 43, perché i territori rimossi sono stati rapidamente rioccupati. Questo conferma: gli abbattimenti non risolvono il problema; lo spostano spazialmente e temporalmente.

In Bassa Austria il 3 febbraio 2026 è entrata in vigore una riforma della legge sulla caccia che definisce il lupo come specie cacciabile. Nel Bundestag tedesco alla fine di gennaio 2026 si è discusso dell'inserimento del lupo nella legge federale sulla caccia. Entrambi i progetti si basano su pressione politica, non su evidenza scientifica.

Cosa funziona invece

Imbert et al. (2016) indica anche esplicitamente la soluzione: protezione delle greggi coerente e correttamente applicata. Recinzioni elettriche, cani da protezione delle greggi, recinto notturno funzionano, come mostrano i dati dai Grigioni e dal Vallese, dove le predazioni sono diminuite nonostante popolazioni di lupi stabili o in crescita. L'Istituto Lupus riassume: finché rimane disponibile bestiame non protetto, i lupi lo prenderanno, indipendentemente dal fatto che prima abbiano avuto luogo abbattimenti.

Lo studio ha dieci anni. Il suo messaggio è più chiaro che mai: i branchi stabili non sono un problema che deve essere risolto. Chi li destabilizza, crea proprio le condizioni per quei conflitti che dichiara di voler prevenire.

Lupo in Svizzera: fatti, politica e i limiti della caccia · Il lupo in Europa: perché la caccia per hobby non è una soluzione · Lupo nel diritto di caccia: Austria e Germania

Nota editoriale sulla trasparenza: Lo studio di Imbert et al. è stato pubblicato nel 2016 su Biological Conservation e non è una ricerca nuova. La rinnovata attenzione nella stampa italiana (La Stampa, febbraio 2026) mostra tuttavia quanto attuali rimangano i risultati nel contesto dell'attuale politica sui lupi.

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