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Animali selvatici

Politica agraria: fermare la distruzione ambientale

Le organizzazioni ambientaliste lanciano la campagna «Fermare la lobby agraria». Il sovraccarico di fertilizzanti, i pesticidi e la perdita di biodiversità dimostrano che è necessario un cambiamento.

Redazione Wild beim Wild · 3 agosto 2020

Eccesso di fertilizzanti, pesticidi nocivi per l'ambiente, perdita di biodiversità: il modo in cui l'agricoltura intensiva sfrutta il suolo e le acque in Svizzera non è sostenibile. Le organizzazioni ambientaliste lanciano quindi la campagna «Fermare la lobby agraria» e rivolgono un appello pubblico a tutti gli attori coinvolti per porre fine alla distruzione ambientale.

L'obiettivo è una politica agraria orientata al futuro. Il Parlamento la discuterà nei prossimi mesi. Nella nuova legge dovranno essere corretti i gravi deficit ambientali, garantendo così la sicurezza alimentare per le generazioni future.

«Il Parlamento ha ora, nel quadro della discussione sulla politica agraria dei prossimi anni (PA 22+), la possibilità di mettere in primo piano le istanze ambientali», afferma Eva Wyss: «Ora la politica può mettere al centro ciò che davvero conta: la protezione della natura, e con essa la nostra sicurezza alimentare.»

La potente lobby agraria sostiene di difendere le famiglie contadine svizzere. In realtà tutela gli interessi dell'agrobusiness. Produttori di pesticidi, importatori di mangimi & Co. sono i maggiori beneficiari dei miliardi di franchi di sussidi pubblici all'agricoltura e favoriscono la distruzione ambientale.

La lobby difende un'agricoltura orientata alla massima produzione, che danneggia gli animali selvatici, gli uccelli e gli insetti e avvelena le nostre acque con i pesticidi. «Gli esseri viventi soffrono non solo a causa dei veleni che l'agricoltura spande, ma anche per la perdita dei loro habitat», afferma Patrik Peyer.

Inoltre l'agricoltura concima in modo eccessivo il nostro territorio. L'agricoltura alleva troppi animali su superfici troppo ridotte e grava con il liquame su suoli, laghi e foreste. A questo proposito Alexandra Gavilano: «Poiché la Svizzera non è in grado di nutrire tutti questi animali con le proprie risorse, dipende dai mangimi importati. Un'agricoltura non adattata al territorio locale – che comprende l'allevamento intensivo e le monocolture per la coltivazione di mangimi – distrugge importanti ecosistemi sia in patria che all'estero.»

La lobby agraria impedisce finora sistematicamente la svolta verso un'agricoltura sostenibile, ovvero ecologica. Eppure migliaia di contadini e contadine innovativi dimostrano già oggi che produzione ed ecologia possono essere conciliate efficacemente.

«Gli incentivi attuali sono del tutto sbagliati», afferma Marcel Liner: «Non è accettabile che miliardi di franchi di denaro pubblico tengano in vita un'agricoltura che non rispetta gli obiettivi ambientali, mette a rischio la salute delle persone e minaccia la biodiversità.»

Sulla pagina della campagna www.agrarlobby-stoppen.ch è pubblicato un appello per un'agricoltura sostenibile, al quale hanno già aderito contadini e contadine nonché rappresentanti del mondo della cultura, dello sport e della politica. Marcel Liner sottolinea l'urgenza: «Invitiamo la popolazione a dare insieme un segnale adesso e a firmare l'appello. Dobbiamo proteggere la nostra natura!»

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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