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Caccia

Cinque motivi contro la caccia ricreativa

Il dibattito sulla caccia in Svizzera viene spesso giustificato con la tradizione. Tuttavia, una pratica basata sull'uccisione volontaria necessita oggi di ben più che rituali culturali come legittimazione. Cinque motivi mostrano perché l'abolizione della caccia ricreativa nel 2026 rappresenta una conseguenza logica.

Redazione Wild beim Wild — 29 dicembre 2025

Il dibattito sulla caccia ricreativa in Svizzera viene spesso condotto in modo emotivo: tradizione contro modernità, campagna contro città, «gestione faunistica» contro protezione degli animali.

Tuttavia, non appena si applicano i criteri fondamentali di una moderna politica faunistica, diventa chiaro: la caccia ricreativa non è uno strumento indispensabile, bensì una pratica sempre più difficile da giustificare. È volontaria, fonte di conflitti, rischiosa e spesso privilegiata politicamente, senza che la sua utilità sia trasparente e verificabile nella stessa misura.

Questo testo riassume gli argomenti centrali per cui l'abolizione della caccia ricreativa nel 2026 non appare più come una richiesta radicale, bensì come un passo logico verso una responsabilità all'altezza dei tempi.

1) Perché uccidere come attività ricreativa non ha più alcuna legittimazione

Il nucleo della caccia ricreativa non è la «tutela della natura», bensì l'uccisione volontaria da parte dei cacciatori ricreativi. Nessuno è obbligato a cacciare, nessuno vi è tenuto. Proprio questa volontarietà sposta l'onere della giustificazione: se una pratica si basa sull'uccisione, essa deve essere assolutamente necessaria, proporzionata e ampiamente accettata dalla società.

Eppure è proprio qui che la legittimazione vacilla. Molte persone oggi non accettano più che gli animali selvatici vengano trattati come bersagli di una cultura del tempo libero in cui armi, rituali e potere sui territori naturali sono normalizzati. L'asticella morale si è alzata, non perché le persone siano diventate più «sensibili», ma perché la conoscenza e i valori sono cambiati.

2) Perché i conflitti legati alla caccia sono spesso creati dall'uomo e possono essere risolti diversamente

La caccia viene spesso presentata come risposta ai conflitti: troppi animali, danni eccessivi, cifre degli incidenti troppo alte. Eppure molti di questi conflitti nascono dall'uso antropico del territorio, dalla pianificazione dei trasporti, dalla perdita di habitat e dall'intensificazione. Gli abbattimenti combattono allora i sintomi, non le cause.

Una politica faunistica moderna punta sulla prevenzione: connessione degli habitat, misure di protezione, adattamento dell'agricoltura e dei trasporti, regole chiare per ridurre i disturbi. Tali strumenti sono a lungo termine più efficaci e meno conflittuali di una pratica ricreativa che ogni anno genera nuove logiche di abbattimento.

3) Perché la caccia per hobby accetta sistematicamente la sofferenza animale

La caccia per hobby ama descriversi come «pulita» nella propria autorappresentazione. Nella realtà, la caccia significa per gli animali selvatici spesso stress, fuga, ferite, separazione dai gruppi e non di rado anche colpi che non risultano immediatamente letali. La ricerca del selvatico ferito e i tiri mancati fanno parte della pratica, anche se raramente vengono affrontati apertamente.

La critica fondamentale alle pratiche venatorie e al loro impatto sugli animali è raccolta nel Dossier Caccia e protezione degli animali di Wild beim Wild, tra l'altro là dove si discutono forme di caccia che generano una sofferenza particolarmente elevata.

Chi prende sul serio la protezione degli animali deve chiedersi: perché la sofferenza animale viene trattata come prezzo accettabile di un'attività ricreativa, mentre in altri ambiti vige il principio di minimizzazione?

4) Perché le armi in un contesto ricreativo costituiscono un rischio per la sicurezza non necessario

Le armi negli spazi pubblici non sono una questione privata. Incidenti di caccia, proiettili di rimbalzo e situazioni pericolose sono rari, ma mai «zero». Fanno parte di un sistema che normalizza i mezzi di violenza privati. In molti altri ambiti vige oggi il principio di precauzione: i rischi vengono ridotti prima che accada qualcosa. Nella caccia accade spesso il contrario.

Una società che prende sul serio la sicurezza e la prevenzione non dovrebbe contare sul fatto che «non succederà nulla». La domanda non è se esistano incidenti, bensì perché una fonte di rischio evitabile venga considerata normalità.

5) Perché i diritti speciali e la mancanza di trasparenza distruggono la fiducia

La caccia ricreativa è in molti luoghi politicamente e culturalmente privilegiata. Allo stesso tempo, i dati centrali rimangono spesso difficilmente accessibili o poco chiari per il pubblico: controlli, sanzioni, statistiche sugli incidenti, violazioni delle norme, effetti reali sulle popolazioni di animali selvatici. Dove manca la trasparenza, cresce la sfiducia. Dove il controllo appare lacunoso, la legittimità si affievolisce.

Quando lo Stato delega l'uccisione di animali selvatici nell'ambito di una pratica ricreativa, sono necessari criteri particolarmente chiari, standard elevati e una supervisione comprensibile. Senza questi elementi, la caccia appare come un diritto speciale per pochi anziché come uno strumento responsabile.

L'abolizione non è un tabù, ma una conseguenza

L'abolizione della caccia ricreativa è in ritardo nel 2026, poiché riguarda una pratica il cui nucleo non è la necessità, bensì il tempo libero, i cui benefici sono spesso affermati ma raramente dimostrati in modo rigoroso, e i cui costi ricadono sugli animali e sulla società. Una moderna politica faunistica non inizia con il fucile, ma con l'habitat, la prevenzione, la trasparenza e la responsabilità etica.

Chi vuole proteggere gli animali selvatici ha bisogno di meno romanticismo venatorio e di una politica di protezione più coerente. In Svizzera questo dibattito è già in corso. Viene però ancora troppo spesso frenato dalla tradizione e dai diritti speciali.

Ulteriori informazioni sul tema della caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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