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Mondo animale

Mongolia: 1,5 milioni di animali da allevamento periti

Le mandrie mongole soffrono per il freddo estremo e le nevicate, con conseguenze economiche devastanti.

Redazione Wild beim Wild — 28 febbraio 2024

Freddo estremo e nevicate

Sui terreni ghiacciati e innevati, le mandrie in Mongolia trovano a malapena cibo.

Il freddo estremo e le nevicate hanno causato gravi perdite economiche agli allevatori in Mongolia. Secondo la Commissione statale per le emergenze, più di 1,5 milioni di animali da allevamento sono già periti in questo inverno nel paese dell'Asia centrale.

«Dzud» è il termine con cui i mongoli definiscono le catastrofi di neve e ghiaccio che colpiscono ripetutamente il paese durante i mesi invernali. Il fenomeno meteorologico fa sì che il bestiame non trovi più cibo, perché i terreni sono ghiacciati o i pascoli ricoperti da masse di neve.

L'allevamento come linfa vitale dell'economia mongola

Spesso le perdite sono particolarmente elevate quando è preceduta un'estate secca, durante la quale gli animali non hanno potuto accumulare sufficienti riserve di grasso per l'inverno.

Anche le Nazioni Unite hanno già messo in guardia sulla situazione. L'allevamento è parte integrante dell'economia, della cultura e dello stile di vita mongolo, secondo un rapporto ONU pubblicato due settimane fa.

Ora gli allevatori si trovano ad affrontare la scarsità di foraggio e l'esplosione dei prezzi dei mangimi. Secondo le stime, in Mongolia vi sono circa 64 milioni di animali da allevamento. Per la Mongolia si tratta già del secondo inverno «Dzud» consecutivo.

Papa Francesco mette in guardia dalla crisi climatica

Papa Francesco, al termine della sua preghiera domenicale dell'Angelus davanti a pellegrini e fedeli in Piazza San Pietro a Roma, ha espresso la sua vicinanza alla popolazione della Mongolia colpita dall'ondata di freddo. «Anche questo fenomeno estremo è un segno del cambiamento climatico e dei suoi effetti», ha dichiarato il capo della Chiesa cattolica.

La «crisi climatica» è un problema sociale globale e colpisce soprattutto i più vulnerabili. Francesco aveva visitato la Mongolia solo nel settembre dell'anno scorso, dove vivono pochissimi cattolici.

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