Legumi: proteine vegetali per l'uomo e l'ambiente
La Commissione europea prevede per il 2024 un aumento dei raccolti di legumi nell'UE di circa il 10 percento.
Per la Svizzera, la Germania e l'Austria, il quadro si presenta in parte differente per quanto riguarda le fave da campo, i piselli da granella, i lupini dolci e la soia.
Il Ministero federale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione rileva nel rapporto sul raccolto di quest'anno che la domanda di fonti proteiche vegetali è in aumento, il che crea incentivi per una maggiore coltivazione locale e promuove l'utilizzo di queste piante nel settore alimentare e dei mangimi. Dalla coltivazione dei legumi traggono vantaggio sia le persone che l'ambiente. Essi sono parte integrante della «Planetary Health Diet».
La superficie totale coltivata a piante proteiche nell'UE è di circa 1,7 milioni di ettari, in linea con l'anno precedente. Le quattro principali leguminose da granella europee – pisello da granella, fava da campo, soia e lupino dolce – contribuiscono in modo determinante a questa crescita.
La quota maggiore delle superfici coltivate è destinata alla soia, anch'essa appartenente alla famiglia dei legumi. Con una quota superiore al 70 percento del raccolto totale, la soia è il legume dominante nell'Unione. Tuttavia, le stime relative specificamente alla soia sono state riviste al ribasso a causa delle avverse condizioni meteorologiche.
Piante proteiche in Svizzera, Germania e Austria
In Germania la situazione è leggermente diversa. Qui i piselli da granella sono i legumi coltivati più frequentemente. La superficie coltivata è aumentata quest'anno di poco più del 9 percento, raggiungendo 129’000 ettari, e la Commissione europea documenta nelle sue stime preliminari un massiccio incremento della quantità raccolta di circa il 42 percento, fino a 378’000 tonnellate. Anche le fave registrano in Germania un salto significativo di quasi il 42 percento, raggiungendo 248’000 tonnellate, con una superficie coltivata pressoché identica a quella dell'anno precedente. Complessivamente, la superficie coltivata per le quattro colture citate cresce del 3 percento, raggiungendo circa 258’000 ettari.
In Austria le superfici coltivate a legumi sono rimaste sostanzialmente costanti rispetto all'anno precedente. Al primo posto nella coltivazione, con un ampio margine, si trova la soia. Come in gran parte d'Europa, anche qui si registra un calo della quantità raccolta dovuto alle condizioni meteorologiche. Secondo la Commissione europea, il raccolto diminuisce di circa il 7 percento, raggiungendo 251’000 tonnellate. Le altre piante proteiche svolgono solo un ruolo secondario. Il raccolto, grazie ai buoni rendimenti delle superfici coltivate, rimane tuttavia al di sopra della media degli ultimi anni.
In Svizzera vengono consumati circa 2 chilogrammi di legumi per persona all'anno, per lo più importati. La strategia alimentare 2024 dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria propone un consumo dieci volte superiore. I legumi non sono solo benefici per un'alimentazione sostenibile, ma hanno molto da offrire anche dal punto di vista agronomico. Eppure in Svizzera conducono ancora un'esistenza di nicchia, tanto nei campi quanto nei piatti. Nel 2023 piselli, lenticchie e ceci crescevano su appena l'1,2 percento del totale dei seminativi, ovvero su 4’739 ettari (esclusa la soia), per lo più destinati anche all'alimentazione animale.
L'alimentazione vegetale è un tema di tendenza
Le proteine vegetali sono sempre più popolari in Europa. Una ragione è il crescente desiderio di alternative equilibrate e sostenibili ai prodotti di origine animale. La quota di persone che ogni giorno ricorrono a prodotti vegetariani o vegani è raddoppiata negli ultimi quattro anni, raggiungendo circa il 10 percento.
Le fave, la soia, i piselli da granella e i lupini dolci hanno un alto contenuto di proteine e fibre alimentari. Sono inoltre, ad esempio, una fonte di vitamine B1, B2 e acido folico, nonché di magnesio, ferro, rame e zinco.
I legumi non sono solo una componente importante di un'alimentazione a base vegetale, ma offrono numerosi vantaggi per l'ambiente e la natura. È quindi una conseguenza logica che i legumi siano parte integrante della «Planetary Health Diet». Si tratta di un concetto alimentare sviluppato dalla commissione EAT-Lancet, che prevede un consumo di 75 g di legumi al giorno. Con la «Planetary Health Diet», la commissione illustra come una futura popolazione mondiale di 10 miliardi di persone nel 2050 possa essere nutrita in modo salutare entro i limiti ecologici del pianeta.
Un contributo positivo per l'ambiente e l'agricoltura locale
Un ruolo particolare tra i vantaggi ambientali dei legumi è svolto dai cosiddetti rizobî – batteri che instaurano una simbiosi con le radici delle piante. Le piante forniscono ai batteri, tramite la fotosintesi, i nutrienti essenziali alla vita. I batteri, a loro volta, sono in grado di fissare l'azoto dall'aria del suolo e di cederlo alle piante. Ne beneficia non solo questa «comunità di convivenza», ma anche l'ambiente e l'agricoltura, poiché è necessario impiegare meno fertilizzanti azotati nella coltivazione dei campi. Dopo il raccolto, sui campi rimangono anche residui vegetali ricchi di azoto, che fungono a loro volta da concime per le colture successive come il grano. La coltivazione dei legumi arricchisce la rotazione colturale, i loro fiori costituiscono un'importante fonte di nutrimento per gli insetti e le loro radici rendono il suolo più soffice. Ciò migliora la qualità del suolo e incide direttamente sull'ecosistema. Tra l'altro, studi hanno dimostrato che la coltivazione dei legumi contribuisce ad aumentare le popolazioni di lombrichi. I lombrichi svolgono un ruolo chiave nell'ecosistema, in particolare nell'aerazione del suolo e nella decomposizione dei materiali organici, favorendo così la fertilità del suolo.
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