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Commercio illegale di sostanze chimiche altamente pericolose

Quasi la metà dell'intero volume commerciato attraversa illegalmente i confini nazionali, ha scritto martedì il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata «Nature Sustainability».

Redazione Wild beim Wild — 11 luglio 2023

Commercio illegale ampiamente diffuso

Ricercatori svizzeri e cinesi hanno condotto un ampio studio sul commercio globale di sostanze chimiche altamente pericolose, regolamentate dalla Convenzione di Rotterdam.

L'obiettivo dello studio era analizzare la portata del commercio illegale di queste sostanze chimiche attraverso i confini nazionali e richiamare l'attenzione sull'urgente necessità di misure a livello nazionale e internazionale.

I risultati dello studio sono allarmanti: quasi la metà dell'intero volume di queste sostanze chimiche altamente pericolose viene commerciata illegalmente. In termini numerici, dal 2004 al 2019 sono state commerciate in totale 27,5 milioni di tonnellate di sostanze chimiche verso paesi che ne avevano esplicitamente rifiutato l'importazione. Questa portata del commercio illegale dimostra chiaramente che le attuali misure di controllo sono insufficienti e devono essere urgentemente migliorate.

Il mancato rispetto della Convenzione di Rotterdam è un problema mondiale. In particolare, i paesi in Europa, Asia, Medio Oriente e Africa sono fortemente colpiti. Queste sostanze chimiche, classificate come altamente pericolose, continuano ad essere commerciate su larga scala attraverso i confini, senza che vengano rispettate le necessarie norme di sicurezza.

Misure contro il commercio illegale

Per contrastare questo commercio illegale, lo studio propone che le misure internazionali e nazionali per combattere il commercio illegale debbano essere rafforzate. Si raccomanda di includere ulteriori sostanze chimiche problematiche nella Convenzione di Rotterdam, per garantire che siano soggette agli stessi rigidi controlli. Inoltre, è di importanza cruciale aumentare l'allocazione delle risorse per il monitoraggio del commercio di sostanze chimiche e rafforzare le capacità dei paesi coinvolti, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Ciò comprende il miglioramento delle infrastrutture per il trattamento e lo smaltimento sicuro di queste sostanze chimiche pericolose, nonché l'aumento della sensibilizzazione e della formazione delle parti coinvolte.

Un altro aspetto preoccupante dello studio è l'elevato volume di sostanze chimiche pericolose commerciate, in particolare il dicloruro di etilene. Quasi l'86% del volume totale commerciato riguarda questa sostanza, considerata cancerogena e lesiva per gli organi. Ciò evidenzia l'urgenza di ridurre drasticamente il commercio e l'utilizzo di tali sostanze chimiche.

Inoltre, lo studio ha anche rivelato il fiorente commercio di determinate sostanze vietate come aldrin, clordano e dieldrin. Sebbene questi pesticidi siano stati vietati a livello internazionale da anni, vengono ancora commerciati in quantità considerevoli. Ciò dimostra la necessità di un maggiore controllo e di una più rigorosa applicazione degli accordi internazionali esistenti.

È tuttavia importante sottolineare che questo studio non ha preso in considerazione gli aspetti legati al contrabbando e al mercato nero del commercio illegale. Pertanto, la reale portata del commercio illegale di sostanze chimiche pericolose potrebbe essere ancora più elevata.

I risultati di questo studio dovrebbero costituire un campanello d'allarme e portare a un maggiore impegno nella lotta contro il commercio illegale di sostanze chimiche altamente pericolose. Sarà necessaria una stretta collaborazione tra i paesi coinvolti, le organizzazioni internazionali e l'industria per trovare soluzioni efficaci.

Inoltre, dovrebbero essere incoraggiate anche decisioni informate e un consumo consapevole da parte dei consumatori. Informandosi sui rischi di determinate sostanze chimiche e scegliendo alternative più sostenibili, essi possono contribuire a ridurre la pressione sul commercio di sostanze chimiche altamente pericolose.

È inoltre importante che i governi promuovano lo scambio di buone pratiche e la cooperazione a livello internazionale. Attraverso lo scambio di informazioni, i paesi possono imparare gli uni dagli altri e trovare insieme soluzioni alle sfide del commercio illegale. Ciò potrebbe includere la creazione di una piattaforma globale per il monitoraggio e la verifica del commercio di sostanze chimiche, al fine di garantire che tutte le parti contraenti rispettino i propri obblighi ai sensi della Convenzione di Rotterdam.

Inoltre, i paesi coinvolti devono rivedere e rafforzare le proprie leggi e normative nazionali per garantire che il commercio illegale di sostanze chimiche altamente pericolose sia combattuto efficacemente. Ciò potrebbe includere misure quali il potenziamento delle ispezioni ai valichi di frontiera, sanzioni più severe per i commercianti illegali e la chiusura di impianti di produzione illegali.

Lo studio evidenzia l'urgenza di adottare misure per proteggere la salute umana e l'ambiente dalle sostanze chimiche altamente pericolose. Il commercio illegale di queste sostanze chimiche ha gravi conseguenze sulla salute delle persone e sulla sostenibilità ecologica. È responsabilità dei governi, dell'industria e dei consumatori lavorare insieme per fermare questo commercio.

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