Fabbriche di animali invisibili con miliardi di creature
Riprese da una fabbrica francese di insetti mettono radicalmente in discussione l'immagine di «proteine high-tech sostenibili». Mostrano un sistema caotico con sofferenze animali invisibili di milioni di esemplari e nuovi rischi per ambiente, salute e credibilità della transizione agricola.
L'Eurogroup for Animals parla delle fabbriche di animali «invisibili» d'Europa: impianti per insetti che dovrebbero produrre trilioni di animali all'anno entro il 2030.
Nove specie di insetti sono ufficialmente autorizzate per l'allevamento nell'UE, principalmente come fonte proteica per l'acquacoltura, l'allevamento di pollame e il cibo per animali domestici. Quello che viene venduto come tecnologia pulita del futuro segue strutturalmente la logica dell'allevamento industriale intensivo, solo che la sofferenza degli animali rimane in gran parte fuori dalla vista in segmenti minuscoli.
Le riprese video ora pubblicate dal più grande allevamento di insetti della Francia documentano per la prima volta con questa profondità come appare questa realtà quotidiana. Provengono dalla piattaforma mediatica Vakita e sono state analizzate dall'Eurogroup for Animals, che da anni avverte sui problemi sistemici del settore.
Condizioni caotiche, tecnologie fatiscenti, catene alimentari aperte
Le immagini mostrano secondo l'organizzazione un impianto in cui uccelli e roditori circolano liberamente tra le aree di produzione. Diverse macchine sarebbero guaste o riparate in modo improvvisato, i mangimi fuoriescono, le larve strisciano sui pavimenti e fuori dai contenitori previsti. In questo modo si confondono i confini tra area di allevamento, ambiente circostante e potenziale rilascio ambientale, un rischio per la biosicurezza che i critici denunciano da anni.
Per l'Eurogroup for Animals l'impianto è emblematico di un settore che cresce a ritmo frenetico, senza che standard elementari per igiene, protezione degli animali e conseguenze ambientali siano chiaramente regolamentati. Il settore beneficia di fondi UE e di narrative politiche dell'«economia circolare», ma opera in gran parte al di fuori del radar pubblico.
Gli insetti come animali senzienti e punto cieco della legislazione
Al centro dell'interesse dell'organizzazione c'è una questione che nel dibattito sulle proteine degli insetti viene per lo più ignorata: gli insetti sono capaci di sentire, e se sì, cosa significa questo per miliardi di animali allevati? In perizie scientifiche e rapporti propri, l'Eurogroup for Animals fa riferimento a evidenze crescenti che gli insetti possono provare dolore e sofferenza. Tuttavia nell'UE mancano standard minimi specifici per allevamento, alimentazione, trasporto e uccisione di questi animali.
Un'analisi attuale sull'alimentazione degli insetti da allevamento mostra che anche aspetti fondamentali come composizioni alimentari appropriate e prevenzione dello stress da fame sono a malapena regolamentati nella pratica. Gli insetti finiscono così in una zona grigia legale: trattati economicamente come animali da reddito, ma legalmente in gran parte invisibili.
Rischi ambientali e sanitari dietro l'immagine «eco»
L'industria promuove le proteine degli insetti come rivoluzione ecologica, come alternativa regionale alla soia e alla farina di pesce. Le analisi del ciclo di vita su cui si basa l'Eurogroup for Animals giungono tuttavia alla conclusione che la produzione di insetti a seconda del sistema può causare carichi ambientali persino maggiori delle materie prime che presumibilmente sostituisce. Una ragione: molte aziende puntano su mangimi convenzionali come cereali e soia, che sarebbero utilizzabili direttamente per esseri umani o altri animali, aggiungendo così alla catena alimentare un livello aggiuntivo e inefficiente.
A ciò si aggiungono rischi per la biosicurezza: ricerche in strutture dell'industria dei mangimi per animali domestici hanno trovato nell'81 percento degli stabilimenti parassiti, di cui un terzo può infettare animali e quasi un terzo anche esseri umani. Se insetti non autoctoni o geneticamente selezionati fuggono da grandi impianti, potrebbero stabilirsi, disturbare ecosistemi e mettere ulteriormente sotto pressione insetti selvatici già in difficoltà.
Le fattorie di insetti stabilizzano il vecchio sistema, invece di cambiarlo
Le riprese dalla Francia colpiscono un settore in un momento in cui la sua narrativa della «proteina sostenibile» è comunque vacillante. Aziende leader come la start-up Ÿnsect sono scivolate nel fallimento, altre grandi del mercato hanno dovuto ammettere che i loro prodotti non possono sostituire la farina di pesce nella misura sperata. Secondo l'Eurogroup for Animals il settore sostiene così soprattutto il modello esistente dell'allevamento industriale, invece di avviare una vera svolta verso sistemi alimentari a base vegetale.
Le prospettive agricole UE partono di conseguenza dal presupposto che farina di insetti più economica potrebbe contribuire a mantenere o espandere l'attuale livello di produzione animale, ad esempio nell'acquacoltura. Per organizzazioni animaliste e ambientaliste questo è il vero scandalo: una presunta tecnologia del futuro stabilizza un sistema i cui costi ecologici ed etici sono da tempo considerati insostenibili.
Richiesta di trasparenza e regole chiare
Eurogroup for Animals chiede che gli allevamenti di insetti non siano più trattati come un fenomeno di nicchia, ma diventino il centro del dibattito sulla politica europea per la protezione degli animali e l'alimentazione. Dal punto di vista dell'organizzazione, ciò include standard legali chiari per la protezione degli insetti, basati sulle attuali conoscenze sulla capacità di sentire, requisiti di biosicurezza e ambientali per gli impianti su larga scala, trasparenza sulle condizioni di allevamento e sui mangimi utilizzati, nonché accesso del pubblico alle informazioni su come gli animali vengono tenuti e uccisi, e un riorientamento della politica di sostegno lontano dal trattamento tecnico dei sintomi verso una riduzione del numero totale di animali da reddito tenuti nell'UE.
La pubblicazione del materiale è quindi più di un rapporto scandalistico su un singolo impianto. Segna una cesura nel modo in cui si parla degli insetti come 'risorsa' agricola e costringe la politica, la ricerca e la società dei consumi a porsi una domanda scomoda: quante altre fabbriche di animali invisibili dovranno nascere per mantenere in funzione un sistema alimentare obsoleto?
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