Caccia ricreativa in Germania: poche settimane di formazione, potere decisionale a vita sugli animali selvatici
Un articolo da Kamen mostra ciò che i cacciatori ricreativi affermano di sé stessi, e ciò che la scienza dice in proposito.
«Maturità verde»
Il 3 giugno 2026 l'Hellweger Anzeiger ha tracciato il profilo di due gestori di un'accademia di caccia privata a Kamen (Renania Settentrionale-Vestfalia) presentando la loro autorappresentazione come protettori esemplari della natura.
Ciò che l'articolo non affronta: la base per tutte queste decisioni di vasta portata, ossia uccidere animali selvatici, «gestire» gli habitat, effettuare regolazioni delle popolazioni, è in Germania una formazione che può essere completata in poche settimane.
Cosa dicono di sé stessi i cacciatori ricreativi
I cacciatori ricreativi ritratti descrivono la loro attività come un contributo indispensabile alla protezione della natura: regolerebbero le popolazioni selvatiche, curerebbero i biotopi, si occuperebbero delle specie protette e prenderebbero decisioni responsabili su quali animali possono essere uccisi.
«Quando si ha la responsabilità per la selvaggina che ci si trova davanti, si riflette bene se è l'animale giusto», viene citata Denise Jücker dell'accademia di caccia Kamener Kreuz. E Michael Garbe sottolinea che si insegna agli allievi a «maneggiare l'arma con criterio».
Sembra una specializzazione lunga anni. La realtà è diversa.
Poche settimane di corso, autorizzazioni a vita
In Germania la preparazione alla licenza di caccia dura tipicamente tra i tre e i nove mesi, spesso però solo un corso intensivo di poche settimane. Le conoscenze di biologia della fauna selvatica, ossia la comprensione scientifica della dinamica delle popolazioni, delle funzioni degli ecosistemi o dell'effettivo fabbisogno di regolazione di singole specie, sono rappresentate in modo marginale nella materia d'esame prescritta dalla legge.
Chi poi imbraccia l'arma prende decisioni per le quali i biologi della fauna selvatica e gli ecologi della fauna necessitano di anni di formazione universitaria. La differenza: scienziate e scienziati sono soggetti a peer-review e obblighi di prova. I cacciatori ricreativi sono soggetti al diritto venatorio, che concede loro un'ampia libertà d'azione nella riserva.
Cosa dice la scienza sul «fabbisogno di regolazione»
La tesi centrale presentata nell'articolo, secondo cui la natura non sarebbe più in grado di autoregolarsi senza interventi umani, è scientificamente controversa. In realtà, la ricerca sui predatori e sui meccanismi naturali di regolazione dimostra che le popolazioni selvatiche intatte sviluppano equilibri stabili quando non vengono cacciate. Predatori come il lupo, la lince e l'aquila svolgono esattamente quella funzione che i cacciatori ricreativi rivendicano per sé, ma sulla base di milioni di anni di coevoluzione, e non di un corso di una settimana.
Anche l'alimentazione degli animali selvatici menzionata nell'articolo è scientificamente problematica: aumenta artificialmente la densità della popolazione, favorisce la trasmissione di malattie e crea dipendenze che vengono poi interpretate come «necessità di regolazione». Un circolo vizioso che legittima la caccia ricreativa creando i problemi che essa pretende di risolvere.
È lo stesso settore ad ammetterlo: «Ci sono pecore nere»
Nell'articolo dell'Hellweger Anzeiger, Michael Garbe ammette che ci sono «sicuramente pecore nere», ma «si tratta naturalmente di una minoranza». È la classica retorica del caso isolato. La questione non è se singoli cacciatori ricreativi agiscano in modo irresponsabile. La questione è se un sistema che, dopo poche settimane di formazione, autorizza l'uccisione di animali selvatici e trasferisce a privati il potere decisionale su interi ecosistemi sia strutturalmente idoneo a garantire la protezione della natura.
Ogni giorno compaiono nei media di lingua tedesca articoli come questo di Kamen, che presentano i cacciatori ricreativi come altruisti custodi della natura. Quanto la caccia ricreativa sia effettivamente compatibile con la protezione della natura resta, in questi ritratti, regolarmente una domanda non posta.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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