136 ONG chiedono il divieto delle importazioni di trofei di caccia
136 ONG da tutto il mondo chiedono il divieto delle importazioni di trofei di caccia. La caccia ai trofei mette in pericolo specie animali minacciate in tutto il mondo.
In un documento di posizione comune, 136 organizzazioni per la natura e la protezione degli animali provenienti da tutto il mondo, tra cui 45 ONG di paesi africani, si esprimono contro la caccia ai trofei e chiedono ai responsabili politici di vietarne l'importazione.
La caccia ai trofei è una delle peggiori forme di sfruttamento della fauna selvatica e non è né etica né sostenibile. Di fronte alla crisi globale della biodiversità causata dall'uomo, è inaccettabile che lo sfruttamento della fauna selvatica al solo scopo di ottenere un trofeo di caccia sia ancora consentito e che i trofei possano ancora essere importati legalmente. È giunto il momento che i governi pongano fine a questa pratica dannosa.
Dr. Mona Schweizer di Pro Wildlife
Tra il 2014 e il 2018 sono stati importati nel mondo quasi 125.000 trofei di specie protette dalla CITES, con USA e UE come maggiori importatori.
La caccia ai trofei può influire negativamente sulla sopravvivenza delle specie e minare le misure di conservazione. I cacciatori di trofei prendono spesso di mira specie rare e in pericolo o animali con caratteristiche fisiche imponenti, eliminando individui importanti per la riproduzione e la stabilizzazione dei gruppi sociali. Puntando su tali animali, i cacciatori di trofei contribuiscono direttamente e indirettamente al declino delle popolazioni, alla destabilizzazione della struttura sociale e alla riduzione della resilienza. L'industria aumenta la domanda di parti e prodotti di specie in pericolo e crea incentivi per la loro uccisione attraverso sistemi di premi e altre iniziative.
Inoltre, l'abbattimento di animali appartenenti a specie protette e minacciate è spesso un privilegio di cacciatori ricreativi stranieri, mentre l'accesso alla fauna selvatica e ai territori è frequentemente limitato per le popolazioni locali. Questa esclusione delle comunità locali, unita agli effetti socialmente destabilizzanti che la caccia ai trofei esercita su numerose specie, tende ad acuire i conflitti tra uomo e animale piuttosto che a ridurli. Tali situazioni sono ulteriormente aggravate dal fatto che l'industria della caccia ai trofei non apporta alcun beneficio economico rilevante alle comunità locali, contrariamente a quanto affermano i sostenitori di questa pratica. Poiché la maggior parte delle cacce si svolge su terreni privati e il settore venatorio è afflitto dalla corruzione, i proventi della caccia ai trofei finiscono di norma nelle tasche degli organizzatori di cacce, dei proprietari di ranch privati e delle élite locali.
La caccia ai trofei causa immense sofferenze agli animali, apportando al contempo poco o nulla alla protezione della fauna selvatica o allo sviluppo delle comunità locali. In molti casi, i cacciatori di trofei prelevano individui chiave da popolazioni vulnerabili, danneggiandone l'integrità sociale e genetica. È giunto il momento di porre fine definitivamente alla caccia ai trofei, cercando nel contempo modalità alternative, più efficaci e più umane per raccogliere fondi destinati alla tutela della fauna selvatica e allo sviluppo delle comunità locali.
Dr. Mark Jones, Responsabile della divisione politica della Born Free Foundation
La caccia ai trofei non solo ostacola gli sforzi di conservazione e offre vantaggi economici minimi, ma solleva anche serie preoccupazioni di carattere etico e in materia di benessere animale. Abbattere animali per divertimento al solo scopo di ottenere un trofeo come simbolo di status non è eticamente giustificabile: ne disconosce il valore intrinseco riducendoli a merce e appone alla loro morte un «cartellino del prezzo» che riflette la somma che i cacciatori ricreativi stranieri sono disposti a pagare per ucciderli. Inoltre, i cacciatori di trofei ricorrono frequentemente a metodi di caccia che aggravano ulteriormente le sofferenze degli animali, come l'uso di arco e frecce, armi ad avancarica, armi da fuoco portatili o cani che inseguono gli animali per ore fino allo sfinimento, creando così incentivi perversi.
«Il vantaggio economico – che nell'industria della caccia ai trofei è tutt'al più minimo – non è una giustificazione per consentire l'uccisione disumana di animali a scopo di intrattenimento, né per compensare i danni biologici ed ecologici spesso irreversibili inflitti alle specie protette, quando esistono fonti di reddito alternative e più redditizie per le misure di sviluppo e conservazione», ha dichiarato la dott.ssa Joanna Swabe, Senior Director of Public Affairs di Humane Society International/Europe. «In quanto maggiori importatori mondiali di trofei di caccia, gli Stati Uniti e l'UE hanno l'obbligo morale di cessare di sostenere questa industria dannosa attraverso l'importazione di trofei di caccia e di adottare una politica che promuova forme etiche di aiuto allo sviluppo, turismo e industria«, ha aggiunto Swabe.
In molti paesi del mondo i cittadini si oppongono alla caccia ai trofei e all'importazione di trofei di caccia. Sondaggi condotti nell'UE, in Svizzera e negli Stati Uniti confermano che tra il 75 e il 96% degli intervistati è contrario alla caccia ai trofei e favorevole a un divieto di importazione. In Sudafrica, il maggiore esportatore africano di trofei di caccia di specie protette, una maggioranza del 64% si oppone alla caccia ai trofei.
Poiché la pratica non etica della caccia ai trofei danneggia da decenni la protezione delle specie e l'economia, un cambiamento di politica è ormai da tempo necessario. Insieme alla voce unita di 136 organizzazioni non governative provenienti da tutto il mondo, chiediamo ai governi di assumersi la responsabilità della protezione delle specie e della biodiversità e di vietare l'importazione di trofei di caccia.
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