La caccia accelera il bracconaggio: uno studio smentisce il mito
Quando gli abbattimenti statali minano la protezione degli animali selvatici.
Per decenni le associazioni venatorie e persino grandi organizzazioni di protezione della natura come IUCN o WWF hanno sostenuto che una caccia controllata e legale potesse contenere il bracconaggio.
L'argomentazione: chi può soddisfare legalmente il bisogno di sparare ha meno motivi per agire illegalmente. Uno studio scientifico giunge tuttavia a una conclusione esplosiva e opposta: la caccia favorisce il bracconaggio. E non sorprende quindi che la maggior parte dei bracconieri siano in realtà cacciatori per hobby con licenza ufficiale, persone cioè da tempo abituate all'abbattimento legittimato dallo Stato e che percepiscono il confine con l'illegalità ormai solo come una formalità.
L'effetto non riguarda solo i lupi, ma anche altri predatori come linci, orsi o rapaci. Ovunque i governi autorizzino abbattimenti legali, non aumenta l'accettazione di questi animali, bensì la disponibilità a ucciderli anche illegalmente.
Scienza invece di frottole da cacciatori
La ricerca di Guillaume Chapron (Università di ricerca sulla fauna selvatica, Svezia) e Adrian Treves (Università del Wisconsin/USA) mostra chiaramente: negli anni in cui negli stati americani del Wisconsin e del Minnesota erano consentiti gli abbattimenti di lupi, la popolazione di lupi è cresciuta in modo significativamente più lento, e con un freno più marcato di quanto si potesse spiegare con i soli animali abbattuti legalmente.
O detto in altro modo: la lacuna la colma il bracconaggio.
«La superstizione odierna secondo cui uccidere sarebbe protezione delle specie è diventata mainstream», afferma Chapron. «Questa falsa convinzione viene oggi sostenuta da molti governi per giustificare l'uccisione. Il nostro studio dimostra che non vi è alcun fondamento scientifico.»
Perché la caccia alimenta il bracconaggio
Treves spiega così il meccanismo:
«Gli aspiranti bracconieri imparano dal governo, che uccide i predatori per proteggere gli animali da reddito, che possono farlo meglio da soli. Oppure il governo invia il segnale che i lupi valgono meno. Così le persone diventano bracconieri e credono che il rischio di essere arrestati sia sempre minore.»
Questa dinamica è facile da comprendere: se lo Stato stesso uccide, perché il singolo dovrebbe rispettare l'animale?
Conseguenze per l'Europa e la Svizzera
I risultati sono di altissima rilevanza per il dibattito europeo, anche in Svizzera: ripetutamente si chiede di abbattere i lupi "per pacificare" la popolazione o come "protezione preventiva" del bestiame. La scienza dimostra ora: accade il contrario.
I massacri autorizzati dallo Stato e la caccia per hobby agli animali selvatici protetti devono essere urgentemente rivalutati alla luce di queste scoperte, non sulla base delle frottole dei cacciatori, ma sulla base dell'evidenza scientifica.
I programmi di caccia agli animali selvatici protetti non sono uno strumento di pacificazione. Distruggono la fiducia, indeboliscono l'idea di protezione e incoraggiano l'uccisione illegale.
Chi afferma che "uccidere sia protezione delle specie" diffonde un mito pericoloso. La vera protezione delle specie non consiste nel premere il grilletto, ma nel rispetto della vita e nella protezione coerente degli animali selvatici.
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