La crisi dell'agricoltura: cause e proteste
Il consigliere nazionale Kilian Baumann (Verdi): Gli agricoltori sono giustamente arrabbiati!
Gli agricoltori in Svizzera e in Europa sono giustamente arrabbiati.
Sono sottoposti a una forte pressione economica e si trovano al contempo di fronte a requisiti sempre crescenti. La causa della crisi non risiede tuttavia nelle nuove norme ambientali, bensì in una politica agraria fallimentare da decenni. Un motivo di speranza è che ora emergono anche proteste contro i beneficiari dell'attuale sistema agricolo.
In Svizzera e in tutta Europa l'agricoltura è sotto un'enorme pressione: la forte pressione sui prezzi, un onere amministrativo sempre maggiore e, in aggiunta, requisiti crescenti e contraddittori da parte della politica e della società pesano sempre di più sulle aziende agricole. La disperazione per questi problemi si trasforma in rabbia e spinge gli agricoltori in piazza. La frustrazione e la rabbia degli agricoltori sono comprensibili. Ma, diversamente da quanto si afferma volentieri, la causa della crisi non risiede nelle nuove norme di protezione ambientale. Al contrario: queste sono urgentemente necessarie se vogliamo preservare le nostre risorse naturali per garantire anche in futuro la produzione alimentare.
L'agricoltura industriale raggiunge i propri limiti
La causa di questi problemi nel nostro sistema agricolo e alimentare risiede in una politica agraria fallimentare da decenni. La politica agraria svizzera ed europea conosce da molto tempo una sola direzione: sempre più grande, sempre più intensiva, sempre maggiore produzione. Negli ultimi anni si è tuttavia mostrato sempre più chiaramente che questa agricoltura industriale conduce a un vicolo cieco. Le conseguenze negative della produzione intensiva si fanno sempre più percettibili: le eccedenze di azoto provenienti dalle grandi quantità di fertilizzanti minerali e dagli elevati capi di bestiame gravano sulle acque sotterranee e potabili. La perdita di specie dovuta alla perdita di habitat e all'inquinamento degli ecosistemi residui con pesticidi e nitrati ha assunto dimensioni allarmanti.
«Cresci o sparisci»: l'escalation verso l'alto
I prezzi sempre più bassi che il commercio al dettaglio e l'industria di trasformazione pagano ai produttori per i beni agricoli portano a un'intensificazione sempre maggiore della produzione. Questa è legata a investimenti a lungo termine in mezzi di produzione ad alto impiego di capitale, come più terreni, nuove stalle o macchinari più grandi. Le aziende agricole più piccole, che non riescono a stare al passo con questa escalation verso l'alto, sono costrette a chiudere i battenti e a cessare l'attività. Le aziende agricole si trovano sotto pressione economica e con le spalle al muro.
I profitti confluiscono nella cintura di lusso dell'agricoltura
I beneficiari di questa politica agricola fallimentare sono i commercianti al dettaglio e l'industria di trasformazione, che continuano a far scendere i prezzi al produttore per i beni agricoli, mentre incassano essi stessi margini principeschi. E naturalmente i gruppi agroindustriali traggono vantaggio da questo sviluppo, poiché più intensa è la produzione, maggiori sono i loro profitti derivanti dal commercio di fertilizzanti, mangimi, pesticidi e macchine agricole.
Politica agricola a favore delle multinazionali
Questa politica agricola fallimentare è infine sostenuta e promossa anche dalle associazioni degli agricoltori e dai numerosi politici sedicenti «contadini». Questi amano presentarsi come difensori degli interessi delle agricoltrici e degli agricoltori, ma il loro intreccio e la loro commistione con i gruppi agroindustriali, i trasformatori e i commercianti al dettaglio sono fin troppo evidenti. Basti pensare che i circa quaranta membri della «Conferenza dei parlamentari contadini», organizzata dall'Unione Svizzera dei Contadini, detengono più di 200 mandati in consigli di amministrazione, comitati direttivi e direzioni di commercianti al dettaglio, trasformatori, gruppi agroindustriali e associazioni di questi settori.
Le proteste devono colpire i responsabili dei profitti
Questo intreccio tra le associazioni e i politici «agricoli» e i grandi gruppi industriali non è un fenomeno svizzero, ma riguarda tutta Europa. Che sempre più contadine e contadini non siano più disposti a farsi mettere al servizio dei grandi gruppi è dimostrato dalle proteste dell'alleanza «Wir haben es satt» in Germania e del movimento «Révolte agricole Suisse» di agricoltrici e agricoltori nella Svizzera romanda. Confrontati con gli stessi problemi economici, rivolgono lo sguardo alle cause reali e indirizzano la loro protesta verso i beneficiari dell'attuale politica agraria. Questo impegno dà speranza che il cambiamento sia possibile, ed è per questo che tale protesta merita di essere sostenuta.
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