Cambiamenti climatici: Diversità genetica e caccia ricreativa
I cambiamenti climatici avanzano più rapidamente di quanto molte specie riescano ad adattarsi. Le temperature salgono, gli habitat si trasformano, le catene alimentari perdono il loro equilibrio. La sopravvivenza delle specie animali in questo rapido sconvolgimento dipende più che mai da un fattore chiave: la loro diversità genetica. Eppure proprio gli interventi umani, tra cui la caccia ricreativa, mettono a rischio questa assicurazione biologica per la sopravvivenza.
Le nuove varianti genetiche si formano molto lentamente.
Le specie che già oggi dispongono di un ampio patrimonio ereditario possiedono un vantaggio evolutivo. Possono rispondere ai cambiamenti ambientali e sviluppare caratteristiche che ne garantiscono la sopravvivenza, come variazioni nella corporatura, comportamenti diversi o colorazioni di piumaggio e mantello più resistenti.
Quanto sia determinante questa ricchezza genetica lo dimostra un nuovo studio della Stazione ornitologica svizzera, pubblicato sulla rinomata rivista Science. In esso i ricercatori hanno esaminato la storia evolutiva della colorazione del piumaggio degli Oenanthe, un gruppo di uccelli canori che vive in ambienti aridi e spesso in rapida trasformazione.
Quando le specie imparano le une dalle altre: evoluzione attraverso lo scambio
Sotto la guida di Reto Burri della Stazione ornitologica svizzera, gli scienziati hanno scoperto che lo scambio genetico tra specie strettamente imparentate può consentire un adattamento sorprendentemente rapido.
Nel culbianco balcanico, una mutazione in un unico gene del colore ha portato alla formazione di parti di piumaggio bianche sulla gola e sul dorso. Questa variante genetica è giunta al culbianco moresco attraverso l'ibridazione. In entrambe le specie si è infine affermata la colorazione bianca del dorso, un possibile vantaggio nelle mutevoli condizioni di luce e temperatura del loro habitat.
Alle gole sono oggi presenti entrambe le colorazioni: nera e bianca. Un segnale che l'evoluzione non procede in modo lineare, ma reagisce in maniera flessibile alle condizioni ambientali, purché sia disponibile sufficiente materiale genetico grezzo.
Mentre il rapido adattamento è stato possibile grazie allo scambio genetico tra parenti stretti, per le specie più distanti sono stati necessari, nel corso di lunghi periodi, patrimoni ereditari continuamente rinnovati. Il risultato è inequivocabile: le specie sfruttano ogni fonte disponibile di diversità genetica, all'interno e tra le specie, per tutelarsi contro i cambiamenti climatici.
La caccia ricreativa: un ulteriore fattore di stress in un mondo già instabile
Mentre gli scienziati di tutto il mondo lanciano l'allarme sulla crescente perdita di diversità genetica di molte specie, la caccia ricreativa promuove esattamente quei meccanismi che riducono la variabilità:
1. La caccia ai trofei preleva selettivamente gli individui più forti
Gli individui grandi, sani e geneticamente preziosi vengono abbattuti per primi: i portatori più importanti di geni robusti scompaiono dalla popolazione.
2. Un'elevata pressione venatoria porta a popolazioni più piccole e instabili
Le popolazioni ridotte perdono rapidamente alleli preziosi a causa di effetti casuali (deriva genetica).
3. Le popolazioni artificiali di selvaggina favoriscono la consanguineità
Dove la selvaggina viene intensamente cacciata e al contempo «gestita» attraverso l'alimentazione artificiale o le reintroduzioni, il rischio di impoverimento genetico aumenta.
4. La caccia ricreativa disturba i processi naturali di dispersione e accoppiamento
Gli animali possono spostarsi meno, interagire meno e scambiare geni con minore frequenza: esattamente ciò di cui avrebbero bisogno in tempi di cambiamenti climatici.
Mentre la natura tenta di tenere il passo con la velocità dei cambiamenti, la caccia ricreativa priva l'ecosistema delle riserve di cui ha bisogno.
Il messaggio inequivocabile della ricerca
Le autrici e gli autori del nuovo studio sono chiari: affinché gli animali possano continuare a tenere il passo con i cambiamenti climatici, dobbiamo proteggere la massima diversità genetica possibile, all'interno e tra le specie.
Ma a tal fine non è sufficiente istituire aree protette o rinaturalizzare gli habitat. È necessaria anche una rivalutazione politica e sociale di fondo della caccia ricreativa:
- Perché uccidiamo animali di cui abbiamo urgente bisogno per la loro diversità genetica?
- Perché interveniamo nelle popolazioni invece di lasciarle autoregolarsi?
- Perché ci aggrappiamo a pratiche che distruggono in modo dimostrabile la capacità di adattamento ecologico?
Conclusione: Responsabilità ecologica invece della tradizione venatoria
La natura ci ha mostrato quanto possano essere notevolmente flessibili le specie, se diamo loro la possibilità di esserlo. In tempi di cambiamento climatico, la diversità genetica non è un lusso, bensì una necessità di sopravvivenza.
Una politica ambientale moderna e basata sulla scienza non può permettere che le pratiche venatorie distruggano proprio le basi di cui gli animali selvatici hanno più urgentemente bisogno. La protezione della diversità genetica deve avere la priorità rispetto alla tradizione, all'hobby e ai trofei.
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