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Ambiente e conservazione della natura

L'accordo ONU sulla plastica fallisce per la prima volta a Ginevra.

I recenti tentativi di raggiungere un accordo globale vincolante per limitare l'inquinamento da plastica sono, per ora, falliti.

Redazione Wild beim Wild — 19 agosto 2025

La quinta sessione (INC-5.2) dei colloqui delle Nazioni Unite a Ginevra si è conclusa senza un accordo. Non è ancora chiaro quando riprenderanno i negoziati.

Per oltre dieci giorni, circa 2.600 partecipanti – tra cui 1.400 delegati provenienti da 183 paesi e numerosi osservatori – si sono riuniti presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra per negoziare un trattato giuridicamente vincolante contro l'inquinamento da plastica.

I testi definitivi – per un totale di due bozze – non sono stati approvati.

Motivi del fallimento: produzione di plastica e sostanze chimiche

L'accordo dovrebbe includere limiti vincolanti alla produzione di plastica o concentrarsi sulla gestione dei rifiuti? Oltre 100 paesi, tra cui l'UE, la Cina, Tuvalu e l'Uganda, hanno chiesto limiti vincolanti alla produzione e la regolamentazione degli additivi.

Questa proposta fu osteggiata da paesi come Stati Uniti, Arabia Saudita e Kuwait, che volevano concentrarsi principalmente sul riciclo, sull'igiene dei prodotti e sul miglioramento del design, e rifiutarono categoricamente i limiti di produzione. Questa situazione di stallo portò infine al fallimento dell'accordo.

Tra frustrazione e perseveranza

I copresidenti della cosiddetta Coalizione per l'Alta Ambizione – composta da circa 100 Stati ambiziosi, tra cui Paesi leader come Norvegia e Danimarca – hanno espresso la loro delusione. La Danimarca ha definito il fallimento "davvero triste".

La direttrice esecutiva dell'UNEP, Inger Andersen, ha sottolineato che, nonostante le fasi di stallo, "tutti i paesi desiderano chiaramente rimanere al tavolo delle trattative". Secondo l'agenzia ambientale delle Nazioni Unite, l'inquinamento da plastica è onnipresente: nei corsi d'acqua, nel suolo, negli esseri viventi e persino nel corpo umano.

Gli ambientalisti hanno espresso forti critiche: Greenpeace ha accusato i negoziati di ignorare "l'inarrestabile espansione della produzione di plastica"; il WWF ha avvertito del rischio di "ulteriori danni, maggiori sofferenze e devastazioni".

Il dibattito sulla plastica va oltre le questioni ambientali: riguarda anche la salute e la riproduzione. Gli additivi dannosi per il sistema endocrino presenti nella plastica, come ftalati e bisfenoli, sono stati collegati a un calo globale della conta spermatica.

Una parte del problema globale rimane irrisolta.

L'alleanza negoziale deve affrontare critiche crescenti: i ripetuti fallimenti e la scarsa trasparenza del processo sollevano dubbi sul principio del consenso; alcuni esperti chiedono l'adozione del voto a maggioranza qualificata per evitare futuri blocchi.

Nel frattempo, i numeri sono in aumento: ogni anno vengono prodotte oltre 460 milioni di tonnellate di nuova plastica, e circa 20 milioni di tonnellate finiscono per inquinare l'ambiente.

Non è ancora stato definito un calendario preciso per la prosecuzione dei negoziati. Tuttavia, Inger Andersen ha sottolineato che il processo proseguirà, seppur con nuove sfide, prima fra tutte la richiesta di procedure inclusive e più trasparenti.

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