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Diritti degli animali

L'Albania proroga il divieto di caccia di cinque anni

Il parlamento albanese ha prorogato di cinque anni il divieto di caccia a livello nazionale. Nonostante le proteste dei cacciatori ricreativi, ha approvato il disegno di legge del Ministero dell'Ambiente con una risicata maggioranza. Ulteriori informazioni sulla caccia ricreativa.

Redazione Wild beim Wild — 3 luglio 2016

Il parlamento albanese ha deciso di prorogare di cinque anni il divieto di caccia a livello nazionale.

Contrariamente a tutte le proteste dei cacciatori, ha approvato il disegno di legge del Ministero dell'Ambiente con una risicata maggioranza. Il divieto di caccia entrerà in vigore con la pubblicazione della legge, presumibilmente entro le prossime due settimane. La proroga, ormai attesa da tempo, è il risultato della pressione costante esercitata da associazioni ambientaliste nazionali e internazionali, tra cui le organizzazioni partner albanesi della fondazione naturalistica EuroNatur. Nel marzo 2014 il governo albanese aveva imposto per la prima volta una moratoria biennale sulla caccia sull'intero territorio nazionale. Il motivo determinante era stato il drastico calo della fauna selvatica in Albania.

«EuroNatur si congratula con il governo albanese e con il parlamento albanese per questa decisione. La proroga della moratoria sulla caccia è esemplare e assolutamente necessaria. Ora occorre fare in modo che il divieto di caccia venga applicato in modo coerente nella pratica»,  afferma Gabriel Schwaderer, direttore esecutivo di EuroNatur. Le popolazioni di fauna selvatica in Albania si trovano ancora a livelli catastroficamente bassi. Le zone umide della costa adriatica albanese e dell'entroterra, tra le altre, diventano ogni anno una trappola mortale per centinaia di migliaia di uccelli migratori.

«Per invertire la rotta, il governo albanese deve sfruttare la moratoria sulla caccia e portare avanti con la massima urgenza la già avviata riforma globale del settore venatorio. È indispensabile un monitoraggio delle specie cacciabili che soddisfi gli standard internazionali. Le quote di caccia e l'elenco delle specie cacciabili non possono più essere stabilite in modo arbitrario. Anche la creazione di controlli affidabili e la repressione delle infrazioni venatorie sono elementi decisivi», afferma Thies Geertz, responsabile del progetto di EuroNatur.

Sebbene la situazione rimanga critica, i primi effetti positivi del divieto di caccia sono già visibili: nel 2015 il turismo venatorio commerciale è diminuito. Al contrario, il numero di «birdwatcher» nelle attrattive zone di osservazione degli uccelli, come la laguna di Karavasta, è aumentato. «Il divieto di caccia ha aperto alla popolazione locale nuove fonti di reddito sostenibili. Su questa strada bisogna ora continuare», afferma Thies Geertz.

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